La reputazione nelle imprese di famiglia al 79% in Italia

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Il report di Edelman mette in luce quanto la reputazione delle imprese continui ad essere un fatto di fiducia tra persone. E la famiglia alla guida di un’impresa è inevitabilmente più attenta a quel valore che rappresenta le persone, insieme all’azienda.  Ci investe di più, con più coerenza. A dirlo sono tutti gli interlocutori: i collaboratori ci lavorano più volentieri, i clienti sono disposti a pagare di più, le comunità si sentono più rispettate.

Un patrimonio importante, quello della reputazione, da valorizzare investendo sulle persone che guidano l’impresa. Dai genitori ai figli.

Ci si mette una vita a costruirlo e un attimo a distruggerlo, chi legge di scandali e di gossip lo sa bene: la reputazione è un valore tanto prezioso quanto immateriale.
La reputazione è la credibilità, è l’identità sociale, come si è visti dagli altri, ricorda Gloria Origgi
(G.Origgi, La Reputazione, Università Bocconi Editore, 2016).

Un capitale relazionale individuale ma anche relativo ai gruppi a cui apparteniamo, le associazioni a cui partecipiamo, le aziende in cui lavoriamo, le famiglie da cui proveniamo.

Edelman, agenzia internazionale di relazioni pubbliche che produce report annuali sui temi della reputazione, ha appena pubblicato un report che riporta l’analisi della reputazione delle imprese di famiglia, studiata su 11 paesi e 15 mila interviste.
(qui il report completo).

In un quadro complessivo in cui la fiducia dei cittadini sembra critica e in peggioramento, le imprese di famiglia spiccano per reputazione.

I dati globali dell’indagine danno sulla soglia della sufficienza gli enti non governativi (53% di fiducia) e le imprese (52%), sotto la metà i media (al 43%) e i governi (al 41%).

In questo quadro desolante le imprese di famiglia si differenziano in modo notevole. Mentre le imprese hanno un indice di fiducia del 59% negli 11 paesi oggetto di approfondimento, la fiducia nelle imprese familiari sale al 75%, con 16 punti percentuali di differenza.

In Italia, dove la fiducia nelle imprese cala al 50% e quella nelle imprese di famiglia sale al 79%, il differenziale diventa addirittura di 24 punti percentuali.

Un patrimonio di reputazione incredibile, a volte forse non valorizzato adeguatamente.
Nessuna sorpresa per chi come noi crede che le imprese di famiglia siano naturalmente società benefit, società in cui la spinta al profitto è calmierata dalla responsabilità che si sente per la comunità interna, che costituisce l’impresa, e esterna, in cui l’impresa opera.

Per questo i collaboratori sono più inclini a lavorare in una impresa di famiglia, i clienti sono disposti a pagare di più i suoi prodotti o servizi, le comunità si sentono più rispettate.

Ma non sono tutte rose e fiori. Mentre è alta la fiducia nei fondatori (68%, in calo di 4 punti dal 2014), chi viene dopo di loro ha un cammino in salita (fiducia al 51% in calo di 8 dal 2014 e con un delta di 17 punti sui predecessori).

Troppo facile pensare che le generazioni successive rovineranno le loro imprese (63%),  che i figli saranno meno talentuosi dei padri (53%) e meno coinvolti ed appassionati (56%).

A loro non si risparmia il difetto di essere eredi. Non è merito loro ciò che hanno, non sono ammirati e di esempio come i padri.

Per questo è importante, per i figli, lavorare sulla propria identità e reputazione: non è qualcosa che si eredita, è qualcosa che si contribuisce a far crescere con il proprio impegno personale. Per questo un erede deve sentirsi ed essere percepito come designato per il merito, per la responsabilità, per l’esperienza e l’innovazione ma anche per la capacità di salvaguardare la tradizione.

Identità e reputazione perché non è solo un problema di immagine esterna.  Se non c’è autostima e profonda convinzione personale non c’è la solidità per tenere testa alle responsabilità, allo stesso tempo se non c’è una sufficiente umiltà e consapevolezza si rischia di cadere nell’arroganza.

Una sfida importante quella dei figli: occasione per riflettere sul percorso da fare per poter partecipare a pieno titolo all’impresa di famiglia con umiltà e orgoglio, testimoni di una reputazione da cogliere e sviluppare, generazione dopo generazione.

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